Casa testa ad avezzano


............................"illic saltus ac lustra ferarum
et patiens operum exiguoque adsueta iuventus,
sacra deum sanctique patres; extrema per illos
Iustitia excedens terris vestigia fecit."



Il nuovo ingresso alla casina

Una modesta casina ad un sol piano posta a guardia di una vigna e di un seminativo arborato di mandorli e ciliegi.
Costruita nel 1926 utilizzando muratura di pietra locale e ricorsi di mattoni; calce dalle stesse pietre del terreno cotta con la paglia del frumento raccolto.

Unica concessione alle teorie costruttive dell’epoca è stato il cordolino cementizio armato, in sommità, a sostenere piccole capriate chiodate (… da carpentiere…) e tetto leggero con tegole laterizie .
Dapprima 2 semplicissimi vani accostati; poi dopo un decennio 3; poi un forno voltato in mattoni refrattari con sottostante porcilaia. Infine, poco discosto, qualche ambiente adibito a rimessa agricola.

Avanzi dal terremoto del 1915

Con materiali “strappati” al terremoto del 1915: pavimenti, infissi interni ed esterni di recupero dalle demolizioni imposte dal Genio Civile. Scavi fatti a mano con piccone (..gravina da quelle parti...) e pala: trasporti con carri trainati da buoi. Lentamente ma con determinazione e pazienza. Senza fronzoli, senza guardare ad alcunché esulasse dall' elementare, collaudata tecnica ed esperienza maturata in secoli di vita. Costruita da fittavoli e braccianti di Torlonia strappati alla gleba e comandati da un capomastro.

Altre Generazioni: Carmine Testa

Unico vezzo le mostre semplicissime a porta e finestre, un simulacro di basamento a “sbruffo” di intonaco grosso ed una graziosa “cornice arrestata” riportata su montanti e traverse delle finestre. Senza buttare via nulla: non un chiodo non una schiappa, non una mezza mattonella. in un contesto civile che riteneva un delitto rinunciare alle “proprie” pietre cavate e trasportate con fatica; a volte solo sbozzate altre lavorate a formare stipiti, gradini e piattabande. Tutto nell’area di pochi chilometri.

La casina restaurata

Costruita “dalla” terra e “sulla” terra "per" la terra da cui sembra elevarsi come una naturale estensione, come una vite, come un albero.
Così lieve che le sue fondazioni non hanno impedito alle viti dell'originario impianto di prosperare al disotto, risorgere e salvarsi dalla fillossera.
Vitigno superstite dell'impianto del 1862

Il luogo è stato anche usato per deporvi le povere pietre salvate dal terremoto del 1915: una grossa lastra di calcare squadrato con un foro circolare appartenuto ad un pozzo; gli elementi di un camino decorati con semplici fiori e foglie; i gradini che raggiungevano il piano superiore di una casa demolita in seguito al terremoto; la pavimentazione di un’aia rustica; i vecchi “coppi” su cui ancora si leggono le dita del fornaciaro.
Solo recentemente s’è potuto metter mano al restauro, sia nel nucleo originario che nelle estensioni e negli accessori, recuperando, come primo gesto di “ob-audientia”, gli elementi che giacevano da anni sotto un grande ciliegio.

Generazioni delle Generazioni... Francesca

Restaurando, al pari, anche la "maniera" di costruire: larghe murature portanti, semplici mostre d’intonaco o vecchi archi in pietra. Ricostruendo gli infissi così come furono eseguiti al tempo o secondo le tipologie dei luoghi, non senza aver sfogliato la miniera di sapienza costruttiva e valori formali costituita dal Manuale del Recupero della Regione Abruzzo di S. Ranellucci.
Magazzini resaturati: in primo piano l'auto aziendale

Il risultato è qualcosa che sembra essere stato sempre li, nella “storia” e nella “idea” di casa maturata nei secoli attorno al lago del Fucino, prima, ed intono al meraviglioso e munifico giardino di cui narravano gli anziani e che tanto impressionava i cafoni di Fontamara.

Vue de Avezzano di J. Bidault - Louvre

Non è stato facilissimo, negli anni, superare difficoltà ed ostacoli che l’urbanistica contemporanea aveva disseminato.
Zone verdi, Parchi e Perimetri di Bacino hanno scoraggiato a lungo l’evoluzione e la vita dei luoghi. Si sono posti sostanzialmente "contro" gli uomini che aspiravano a popolarli.

Elsa ed Orientina...al crepuscolo

Sorda ad ogni tipo di necessità che non provenga da soggetti istituzionalmente legittimati a farlo (…i costruttori…), la normativa vigente costringeva e costringe al massimo ad opere di ristrutturazione, rigorosamente entro il perimetro e la sagoma preesistenti. Anche se questo atteggiamento ha involontariamente preservato la casina sottraendola alle smanie di modernità.
Pur con questa limitazione s’è riusciti a recuperare un ambiente, rurale, anche se è stato necessario apportare modifiche sostanziali al progetto iniziale per rientrare nella legittimità. Questo è il motivo fondamentale della diversità tra il progetto e quanto realizzato mostrato nelle foto.
La proprietaria con la cugina: sotto la pergola


Gli edifici visti da monte


La scaletta che conduce alla piccionaia